Un open space ben progettato può far sembrare una casa di 60 mq più ampia, più luminosa e anche più semplice da vivere. Il punto non è togliere pareti a caso, ma capire come far convivere cucina, tavolo, soggiorno e passaggi senza creare un unico ambiente confuso. Io parto sempre da qui: prima la funzione, poi le misure, infine lo stile.
In questo articolo trovi un taglio molto pratico: come impostare il progetto, quali distanze rispettare, quali schemi funzionano meglio nelle piante piccole e quali errori eviterei subito. Se l’obiettivo è avere un ambiente aperto ma ordinato, queste sono le decisioni che contano davvero.
I punti chiave da tenere a mente
- Su 60 mq conviene assegnare a ogni funzione un ruolo preciso, invece di moltiplicare soluzioni decorative.
- Passaggi di 90-100 cm e distanze corrette tra cucina, tavolo e divano cambiano davvero l’uso quotidiano.
- Una cucina a L con penisola o un impianto lineare ben contenuto è spesso più efficace di un’isola troppo ambiziosa.
- Un solo pavimento, pochi materiali e luce stratificata aiutano a far sembrare l’insieme più grande.
- Con un buon progetto, anche un open space compatto può ospitare zona pranzo, relax e contenimento senza effetto affollato.
Da dove partire quando la pianta deve reggere tutto
Quando devo organizzare un ambiente aperto, non comincio mai dal divano o dalla cucina: comincio dai vincoli. Dove entra la luce naturale, dove sono gli attacchi, quali pareti sono libere e quali invece sono “obbligate” da pilastri, nicchie o impianti. Su una casa di questo taglio, sbagliare l’impostazione iniziale significa perdere metri preziosi, anche se la superficie totale non è piccola.
Il criterio che uso più spesso è semplice: prima si decide la gerarchia degli spazi, poi si disegna il percorso. In pratica, la cucina deve stare dove lavora meglio, il tavolo deve fare da cerniera, il soggiorno deve avere il punto di vista più piacevole e l’ingresso non deve aprirsi direttamente sul disordine della zona relax. Se la pianta è irregolare, meglio sfruttare un vincolo come un pilastro o una nicchia piuttosto che combatterlo.
- Ingresso: se possibile, va attrezzato con contenimento chiuso, così l’impatto visivo resta pulito.
- Cucina: conviene avvicinarla agli impianti e non forzarla in una posizione scenografica ma scomoda.
- Tavolo: funziona bene come zona filtro tra preparazione e relax.
- Soggiorno: va messo dove riceve luce e dove non intralcia i passaggi principali.
Quando questi punti sono chiari, il passo successivo è molto più concreto: definire le misure giuste per evitare un open space bello ma scomodo.
Le misure che evitano un ambiente scomodo
Le proporzioni fanno più differenza del numero di mobili. CasaFacile, parlando di cucina a vista, indica valori molto utili come riferimento: circa 120 cm tra colonne e isola, 90 cm tra isola e tavolo e 70 cm tra tavolo e sofà. Io li considero ottimi parametri di partenza, non formule rigide, perché ogni pianta ha le sue tolleranze.
| Elemento | Misura utile | Perché conta davvero |
|---|---|---|
| Passaggio principale | 90-100 cm | Permette di circolare senza urtare sedie, ante e spigoli. |
| Davanti a colonne, cassetti o ante | 100-120 cm | Serve spazio per aprire e usare i moduli senza ostacoli. |
| Tra penisola e basi cucina | Almeno 100 cm | La penisola resta utile solo se il passaggio non si stringe troppo. |
| Tra isola e arredi opposti | Circa 120 cm | È la soglia che rende comodo il lavoro in cucina e la manutenzione quotidiana. |
| Tra tavolo e divano | 70-90 cm | Così le sedute scorrono bene e il passaggio resta leggibile. |
| Tra tavolo e parete | Circa 90 cm | Serve per tirare fuori le sedie e sedersi senza dover spostare tutto. |
| Tavolo per 4 persone | 120 x 80 cm oppure rotondo da 100-110 cm | È spesso il formato più equilibrato in un open space compatto. |
Io uso queste misure per fare una prima bozza, poi le adatto alla realtà: se ci sono sedie con braccioli, se il tavolo è allungabile, se la cucina ha ante profonde o se il percorso verso balcone e zona notte passa proprio al centro dell’ambiente. L’errore più frequente è pensare che basti “far entrare tutto”; invece bisogna farlo vivere bene. Ed è qui che il progetto cambia davvero qualità, perché a quel punto si può scegliere lo schema più adatto alla pianta.

Tre schemi di progetto che funzionano bene
Un riferimento interessante, secondo me, è un progetto raccontato da Diotti su un open space moderno di 60 mq: cucina a L con penisola snack, zona pranzo, salotto e perfino un angolo bar ricavato in nicchia. Non è un modello da copiare in automatico, ma mostra bene una cosa: uno spazio piccolo funziona quando le funzioni sono distinte e collegate, non ammassate.
Pianta rettangolare
È il caso più comune e anche quello che richiede più disciplina. Se la stanza è lunga, io tendo a distribuire gli arredi in sequenza: cucina su una parete, tavolo in posizione intermedia e salotto verso la parte più luminosa o più raccolta. In una pianta del genere eviterei isole troppo grandi, perché rischiano di spezzare i passaggi e di far percepire lo spazio come più stretto di quanto sia.
Qui la soluzione più solida è spesso una cucina lineare o a L con una penisola corta, magari usata anche come piano snack. Il tavolo può essere rotondo o ovale se il passaggio è poco generoso; se invece il rettangolo è regolare, un tavolo allungabile funziona molto bene perché non obbliga a sovradimensionare tutto da subito.
Pianta quasi quadrata
Quando l’ambiente è più raccolto e regolare, il rischio non è la lunghezza ma la dispersione. In questi casi io preferisco una cucina compatta su una parete o a L, con il tavolo vicino al centro visivo e il soggiorno leggermente defilato. La zona relax non deve occupare tutta la larghezza disponibile: meglio un divano proporzionato, una madia bassa e un tappeto che definisca l’area senza chiuderla.
Questa impostazione lascia più libertà di movimento e rende più facile mantenere ordine. È uno schema che consiglio spesso a chi vive in coppia o a chi vuole un open space fluido, ma non “troppo arredato”.
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Pianta irregolare con pilastro o nicchie
Qui entra in gioco il progetto vero. Un pilastro al centro, una nicchia profonda o una finestra fuori asse non sono difetti da nascondere a tutti i costi: spesso diventano punti di ancoraggio. Un volume tecnico può separare visivamente cucina e salotto, una nicchia può ospitare un guardaroba o un mobile bar, un tratto di parete può diventare la sede perfetta per una libreria bassa o per la TV.
È il tipo di soluzione che mi piace di più, perché trasforma un vincolo in una regola ordinatrice. L’importante è non aggiungere altri elementi pesanti senza motivo: in una pianta già mossa, il progetto deve alleggerire, non complicare.
Luce, colori e materiali che fanno respirare lo spazio
Su 60 mq, la sensazione di ampiezza dipende moltissimo da come trattiamo luce e superfici. Io preferisco quasi sempre una base cromatica semplice: pareti chiare, legno o effetto legno come elemento caldo, pochi contrasti forti e materiali opachi o semiopachi, che riflettono meno caos visivo. Non significa fare un ambiente anonimo; significa evitare che ogni elemento chieda attenzione allo stesso tempo.
Un pavimento continuo aiuta molto, soprattutto se l’open space è collegato alla zona notte o all’ingresso. Il parquet, quando è adatto alla vita della casa, dà una lettura molto fluida degli spazi; anche un gres ben scelto può funzionare, ma io farei attenzione alla grafica troppo marcata. La continuità visiva, in questi metri, vale più dell’effetto scenico del singolo materiale.
- Luce generale: meglio diffusa e uniforme, senza un unico punto centrale che appiattisce tutto.
- Luce tecnica: indispensabile in cucina e sul piano di lavoro.
- Luce d’atmosfera: utile vicino a divano, madia o libreria, per dare profondità alla stanza.
- Acustica: tappeti, tende e imbottiti riducono il rimbombo, che negli open space piccoli si sente subito.
Anche qui il principio è molto concreto: meno materiale disperso, più continuità, più respiro. E proprio perché il margine di errore è ridotto, conviene guardare con attenzione anche ai difetti più comuni.
Gli errori che vedo più spesso
Gli open space piccoli non si rovinano quasi mai per mancanza di idee. Si rovinano per eccesso di fiducia: un’isola troppo grande, un tavolo troppo impegnativo, troppi materiali diversi, illuminazione sottovalutata. Io vedo spesso progetti che sulla carta sembrano completi, ma nella vita reale costringono a fare contorsioni inutili.
| Errore | Effetto | Correzione pratica |
|---|---|---|
| Isola troppo grande | Blocca i passaggi e toglie leggerezza | Meglio una penisola più corta o una cucina lineare con più contenimento |
| Troppe finiture diverse | L’ambiente sembra frammentato | Limitarsi a 2-3 materiali dominanti |
| Un solo punto luce | Lo spazio appare piatto e poco accogliente | Usare illuminazione a livelli diversi |
| Pochi contenitori chiusi | Oggetti a vista e disordine immediato | Inserire nicchie, colonne o madie capienti |
| Tavolo fuori scala | Sedie e passaggi diventano scomodi | Scegliere un modello più compatto o allungabile |
| Arredi senza gerarchia | Si perde la lettura delle funzioni | Definire prima le zone e poi i volumi |
Il punto non è avere meno cose, ma avere cose più giuste. Quando questa logica non c’è, anche 60 mq sembrano pochi; quando invece c’è, lo spazio torna leggibile e la casa acquista qualità. Per questo io chiuderei il progetto con uno schema molto concreto, da prendere come base di lavoro.
Lo schema che consiglierei più spesso in 60 mq
Se dovessi disegnare oggi un appartamento di 60 mq con zona giorno aperta, partirei con una soluzione sobria ma elastica: cucina a L o lineare con penisola contenuta, tavolo da 4 persone non ingombrante, divano compatto e contenitori chiusi vicino all’ingresso. In numeri, ragionerei spesso su un open space giorno da circa 24-28 mq, lasciando il resto alla zona notte e ai servizi.
- Cucina con basi compatte e colonne solo dove servono davvero.
- Penisola usata come appoggio e non come isola scenografica.
- Tavolo da 120 x 80 cm oppure rotondo da 100-110 cm, se lo spazio è più stretto.
- Divano a due o tre posti, con chaise longue solo se il passaggio resta libero.
- Madia o contenitore basso lungo la parete più lunga, per tenere ordine senza appesantire.
- Armadio in nicchia o guardaroba chiuso vicino all’ingresso, così il primo colpo d’occhio resta pulito.
Questa è la configurazione che considero più equilibrata perché regge la vita quotidiana senza sacrificare il comfort. Se la pianta è irregolare, io preferisco sempre una soluzione precisa e ben misurata a un open space troppo ambizioso: è lì che si capisce davvero la differenza tra una casa semplicemente aperta e una casa progettata bene.